Ormai sembra che nessun apparecchio elettronico sia al riparo dall’intelligenza artificiale. Un contagio silenzioso e subdolo: quando ve ne accorgerete, potrebbe essere troppo tardi.

Quello che segue è il resoconto della mia esperienza e di come, alla fine, sono riuscito a venirne fuori.

Il primo segnale è arrivato dalla mia fidata radio, che un bel (brutto) giorno ha deciso di scegliere i programmi più indicati per quello che ritiene sia il mio livello cultural-musicale: una tortura. Se provo a cambiare stazione, si ribella e inizia a sparare J-Ax a tutto volume, coinvolgendo ogni apparecchio di casa dotato di altoparlante, citofono compreso.

Poi, credo per emulazione, è toccato al frigorifero che, quando finiscono lo yogurt o il gelato, me li ordina direttamente, scegliendo anche il gusto. Ogni mattina passa in rassegna le sue scorte, si allinea ai consigli del nutrizionista e prepara delle ricette che trasmette direttamente al forno e alla friggitrice ad aria. Vi lascio immaginare…

La lavatrice non poteva restare indietro e infatti controlla e conta la mia biancheria sporca. Guai se in una settimana non le faccio ingurgitare almeno 14 calzini e 7 mutande. Quando è sazia, regola di conseguenza il tipo di lavaggio, poi avvisa l’asciugatrice di farsi trovare pronta.

Il riscaldamento, alla sera, verifica se sono rientrato e regola di conseguenza la temperatura; se faccio tardi, chiama il bar e invita il barista a smetterla con gli spritz. Una sera mi ha pure fatto richiamare dalla radio. Una figura…

Le luci e le tapparelle si conformano autonomamente in base all’orario, alla stagione, alle condizioni meteo, alle effemeridi, alle indicazioni del CNEL e a quanto ho dormito la notte precedente: se lo smartwatch comunica uno scostamento dalla media nazionale, spegne tutto e buonanotte. Da settimane ormai, dalle mie pareti sono scomparsi gli interruttori. Credo siano scappati per noia o rapiti dal robottino aspirapolvere. Chissà.

Ma come spesso accade, nei momenti di grande sconforto, quando tutto sembra perduto, ecco la luce in fondo al tunnel. In questo caso la luce era un LED. Quello della TV.

Il televisore, che in verità non seguo moltissimo, era l’unico apparecchio che incredibilmente resisteva al contagio. Come mai?

Mi è bastato accenderlo per capire: Temptation Island, Uomini e Donne, Grande Fratello e C’è posta per te erano indubbiamente una barriera, un ostacolo insormontabile per ogni tipo di intelligenza, artificiale o naturale che sia.

Il passo successivo è stato breve: ho isolato alcuni frammenti delle trasmissioni, li ho sottoposti a un trattamento di attenuazione e li ho inoculati in tutti i miei apparecchi elettronici. E, miracolo, l’IA è scappata pure di là.

E finalmente ora posso mangiarmi un panino col salame, bere una birra con le luci accese anche se è giorno, avvolgermi nel mio plaid da divano e ascoltare il Pippero di Elio e le Storie Tese a tutto volume.

Ah, son pure tornati gli interruttori.

Se vi va, scrivete nei commenti e vi mando una dose. Gratis.

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