Per noi Valsuganotti, bambini negli anni settanta, il monte Panarotta rappresentava una sorta di dea Epona, protettrice dei giovani e dispensatrice di salute e forza fisica.
L’iniziazione alla pratica dello sci avveniva durante i “Giovedì della neve”, quando, bardati come guerrieri antichi, venivamo sguinzagliati lungo piste, boschi e skilift mormoranti di quella tranquilla località sciistica.

Prima puntata. Tutti pronti

I primi approcci con lo sci che esulavano dalle discese, ma soprattutto dalle salite fai da te dietro casa, erano segnati dagli indimenticabili giovedì della neve in Panarotta. I frequentatori di quella piccola località sciistica variavano giornalmente: il giovedì appunto ci andavano gli scolari e gli studenti, al mercoledì gli esercenti e negozianti della zona, che quel giorno osservavano un imprescindibile chiusura delle attività e per lo stesso motivo, il lunedì arrivavano parrucchiere e barbieri. Il fine settimana era appannaggio dei forestieri, aggettivo che appioppavamo con naturalezza a chiunque provenisse da un luogo geograficamente più distante di trenta chilometri da casa nostra.

I giovedì della neve erano stupendi. Il ritrovo per affrontare quella che per noi era un’altissima cima (2002 metri s.l.m. nel punto più alto) era fissato nel primo pomeriggio, perché perdere una giornata di scuola così, per una cosa tanto leggera non sarebbe stato ammissibile. Noi del versante nord partivamo da Pergine e credo che per i meridionali del versante sud, il ritrovo, con le medesime modalità, fosse Levico.

L’appuntamento era alla fermata delle corriere, dove arrivavamo trafelati con la polenta e lo spezzatino del pranzo ancora ad altezza dell’esofago. Molti arrivavano a piedi mentre i più fortunati si presentavano a bordo della 500 guidata dal papà con gli sci che sbucavano dal tettuccio. Indossavamo già tutta l’attrezzatura, composta da mutande, calzamaglia, canottiera, maglione, calzettoni di lana grossa fatti dalla nonna, giacca a vento, berretto sciarpa e copri-pantaloni con le bretelle.

La corriera, guidata dal mitico Tullio era tutta per noi! Arrivava vuota e si fermava a due centimetri dai nostri nasi, preannunciata da una strombazzata di clacson bitonale. Tullio azionava il freno a mano a cremagliera, che necessitava di quattro, cinque tirate di leva, quindi dava un’accelerata profonda che spurgava carburatori e tubi di scappamento avvolgendo tutto il gruppo in una diabolica nuvola marrone-nera. I più sgamati sapevano che era il momento di trattenere il fiato, mentre i pivellini, smaltito l’effetto del viaggio lisergico, l’avrebbero imparato in fretta. L’effetto scenico dell’arrivo si completava con alcuni sbuffi e un lungo sibilo di aria compressa che azionava l’apertura delle porte. Poi la nuvola scura si diradava e Tullio, come sbucato direttamente dagli inferi, si materializzava davanti al baule laterale. Con una chiave a tubo apriva il portellone laterale così noi potevamo iniziare a caricare sci, racchette, scarponi che sparivano in maniera disordinata in quella famelica bocca spalancata.

Una volta caricato il materiale si poteva salire. Chi faceva prima aveva il diritto di scegliersi il posto, ma non poteva occupare le poltroncine in fondo. Quelle erano riservate, per tacito accordo ai più grandi, che pertanto potevano caricare i loro sci con comodo e salire per ultimi. All’arrivo, sarebbero stati ovviamente i primi a riprendersi il materiale e a catapultarsi sulle piste. Ma la cosa non ci indispettiva per nulla. Pochi anni e quelli seduti dietro saremmo stati noi!

(continua…)

Leggi qui la seconda parte


Fine prima parte.

Se non vuoi perdere il seguito iscriviti qui sotto o sulla pagina Facebook del trentaquattresimo trentino


Il Trentaquattresimo Trentino è l’autore de L’ORA DEL BACO.

Disponibile in tutte le librerie fisiche e on-line e su Amazon

Se vuoi essere avvisato all’uscita di nuovi articoli, inserisci il tuo indirizzo email e iscriviti.

Unisciti a 1.795 altri iscritti


Puoi seguire la pagina del Trentaquattresimo Trentino o scrivere a 34tn@paolisergio.com


Sfoglia le altre categorie

Una replica a “Panarottamata 1”

  1. […] Fine seconda parte.Leggi qui la prima parte […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

In voga