PRIMA PUNTATA
Lo confesso, non sono un campeggiatore di lunga data. Sono approdato a questo stile di vacanza dopo i cinquant’anni senza alcuna precedente esperienza e questo fa di me una mosca bianca. Perché ho scoperto che il mondo è pieno di persone che da giovani erano campeggiatori esperti, sebbene ora non più. Un po’ come la storia di moltissimi quasi-calciatori, che se il menisco non avesse ceduto a quest’ora giocherebbero sicuramente in serie A.
I campeggiatori mancati erano espertissimi, montavano tende su scogliere affacciate sull’oceano o su precipizi montani, osservati da lontano da balene, cervi e stambecchi. Schifavano i campeggi organizzati perché ai loro tempi ce n’erano pochi e comunque non è avventura vera se non ti confronti a muso duro con la natura. Ai loro tempi, assicurano, si faceva il campeggio vero, aprendosi varchi nelle pinete a colpi di accetta, portandosi tutto in spalla, accendendo il fuoco sfregando due bastoncini e mangiando gallette e fagioli in scatola. Alla sera, sulla spiaggia del faro di Jesolo, accendevano falò così grandi che le navi, disorientate, si arenavano sulle coste della Croazia. Guardandoti con aria commiserevole ti informano, come se glie l’avessi chiesto, che il campeggio edulcorato d’oggi non fa per loro. Poi scopri che da trent’anni passano una settimana all’albergo Mirella di Rosolina Mare, pensione completa con torneo di scopone scientifico al sabato sera.
Ma nostalgici a parte, il campeggio, quello normale dei giorni d’oggi, è un mondo stupendo e vario che merita di essere raccontato.

I campeggiatori si dividono in tre macro categorie: i camperisti, i rulottisti e i tendisti. A dire il vero c’è anche una tipologia ibrida, quella dei casettisti, dove affitti una casetta all’interno di un campeggio. E’ un po’ come partecipare ad una crociera ma scegliendo di effettuare gli spostamenti, da porto a porto, in corriera. Ma son scelte. All’interno del campeggio siamo tutti fratelli.
Tutti comunque sostengono la loro scelta con vigore: i camperisti vantano la rapidità con la quale riescono ad essere in modalità vacanza. Giurano che alle undici erano ancora incolonnati sulla tangenziale di Bologna e che alle undici e quaranta stavano già sorseggiando uno spritz Campari in ammollo nella piscina del campeggio Miramare di Sottomarina col camper già piazzato.
I rulottisti solitamente se la prendono con più filosofia e sanno di non poter competere con le alte velocità. Dopo nove ore di autostrada per fare trecento chilometri, devono lottare con piazzole disseminate di ostacoli, come in una puntata di Squid Game. Alberi, cespugli, buche, rami bassi, colonnine, tutto sembra posizionato ad arte per mettere alla prova le loro abilità di guidatori. Testa fuori dal finestrino, la moglie appostata che segnala le manovre come un assistente in pista dell’aeroporto di Fiumicino, dall’altra parte il figlio che grida perché vuole scaricare la bici e il cane, sul sedile dietro, che abbaia per emulazione. Alla fine il rulottista, grondante di sudore, piazza il suo gioiellino chiamato corporativamente la “Rula”. Ora non gli resta che livellare il tutto, abbassare i piedini, montare la veranda, riempire il serbatoio, attaccare la corrente, piazzare il contenitore delle acque grigie, aprire il gazebo, piazzare le lucine, scaricare le bici e finalmente anche per lui è arrivata l’ora dell’aperitivo. Quando arriva al bar della piscina sono le nove di sera ed incontra il camperista che nell’attesa si è ubriacato a furia di aperitivi. Ma la sua rivincita è pronta.
Adesso lui, con l’autovettura staccata dall’ingombrante traino, è libero di scorrazzare in lungo e in largo a visitare luoghi fantastici. Non importa se nei dintorni del campeggio ci sono solo sabbia e zanzare, la libertà di movimento è impagabile. Il camperista invece è vincolato alla staticità del suo mezzo; non può entrare ed uscire dal campeggio a qualsiasi ora e quindi, se vuole godersi una serata in città, deve affidarsi all’estro di chi organizza gli orari dei mezzi pubblici. Con l’ultima corsa di rientro alle 19.45 riesce, se gli va bene, a farsi una pizza alle sei di sera. In compagnia dei turisti tedeschi che han cenato tardi.
La categoria dei tendisti è ovviamente quella col maggior bagaglio storico. Il campeggio nasce con loro e giustamente loro, se ne vantano. Sono i puristi, custodiscono l’essenza del campeggio che tramandano di generazione in generazione. Viaggiano più veloci dei camperisti e sono liberi come i rulottisti, almeno finché il tempo è clemente. La storia è dalla loro parte, perché è innegabile che un tempo, nei campeggi, c’erano solo le tende, rigorosamente canadesi, con una paleria che pesava più dell’impalcatura Dalmine dell’omonima città. I teli erano di canapa e cotone, che se ti prendeva la malinconia te li potevi anche fumare, ma che se pioveva troppo si appesantivano e inesorabilmente concedevano l’accesso a capricciosi rivoletti d’acqua. Ora i tempi son cambiati, i materiali si sono tanto alleggeriti che se starnutisci in tenda e non hai piantato per bene i picchetti, corri il rischio di trovarti “stendato” a dormine sotto le stelle come John Waine nel film “Pugni pupe e pepite”.
Insomma tutte e tre le categorie hanno le loro ragioni che vengono strenuamente difese dagli adepti con promesse di eterna fedeltà. Una volta assaporato, difficilmente si esce dal mondo del campeggio. Tuttalpiù si cambia casacca, ci si apparenta, ci si contraddice e si sbeffeggiano le altre categorie. Alla fine si appronta una ricca tavolata e tutti assieme ci si da dentro di forchetta. Vi ricorda qualcosa?
QUI LA SECONDA PUNTATA. Il campeggiatore esperto, lo spartano, l’essenziale, il tecnologico…
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