Il frullino

In cucina, tutti gli elettrodomestici dovevano essere manovrati con la forza e l’abilità delle mani. Ma nel cassetto della mamma, tra macinini, batticarne, affettatrici e spremiagrumi ce n’era uno che allora mi attirava particolarmente: il frullino. A mano ovviamente. Impossibile resistere all’attrazione di questo oggetto che univa un curioso aspetto estetico – poteva sembrare un piccolo robot con la testa inclinata – alla genialità degli ingranaggi che lo facevano funzionare come una macchina perfetta.

Nelle nostre mani, ma soprattutto nella nostra fantasia, quel fantastico strumento si trasformava improvvisamente nella mitragiatrice a manovella azionata da Gian Maria Volontè in Per un pugno di dollari . Come Ramon, sterminavamo decine di nemici, gatto e nonno compresi, facendo girare la manovella e imitando il crepitio con la bocca.

Passata l’enfasi della battaglia, ovviamente vinta ma non senza dolorose ferite, il frullino, girato verso l’alto, diventava un innovativo elicottero, a bordo del quale decollavamo raggiungendo altezze incredibili. Da lassù, la mamma in cucina, e il gatto morto ai piedi del nonno, gravemente ferito, sembravano delle formiche. Il panorama era mozzafiato, così il meraviglioso aggeggio si trasformava in una videocamera, ovviamente a manovella, con la quale giravamo bellissime riprese, catturando immagini strepitose, al pari di piccoli Jacques Cousteau.

Photo by Katerina Holmes on Pexels.com

Nel bel mezzo di una ripresa a filo d’acqua sull’oceano, che ci avrebbe sicuramente fatto vincere l’Oscar per il miglior documentario però, capitava di perdere la preziosa cinepresa, reclamata dalla mamma, già pronta con uova e zucchero sul tavolo.

La mitragliatrice/elicottero/cinepresa riprendeva così, nelle mani materne, il suo ruolo originario, trasformando magicamente quelle uova in una schiumosa e dolcissima nuvola bianca.

Noi, ex gringo, ex piloti ed ex esploratori, rivestivamo senza rimpianti i nostri panni di bambini, pronti a ripartire per altre fantastiche avventure, ma non prima di aver leccato, a fine lavorazione, autorizzati dalla mamma, le dolci fruste del frullino.


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