L’affiancamento dei “soldati” alle Forze di Polizia, se attuato, sarà un ingiusto prezzo che i cittadini dovranno pagare, in termini di ingombrante presenza militare, comunque innaturale in uno Stato democratico in tempo di pace.

Ci risiamo. Senza un minimo di originalità ecco riapparire l’indecente idea di sguinzagliare nelle strade e piazze di Trento, un manipolo di soldati, prospettandola come soluzione finale per arginare degrado e spaccio.

Come scrivevo sulle pagine di un noto quotidiano locale ben sette anni fa, vorrei umilmente chiarire alcuni aspetti e suggerire qualche elemento di riflessione a quanti hanno riproposto con entusiasmo questa eventualità e agli improvvisati sostenitori di questa assolutamente non originale iniziativa.

Non possono certo sfuggire le funzioni fondamentalmente diverse demandate all’Esercito rispetto a quelle delle Forze di Polizia. Il primo, ricordiamolo, difende i confini nazionali, terrestri, marittimi ed aerei, partecipa alle missioni di pace e interviene in caso di disastri e calamità più o meno naturali, mentre le seconde hanno quale funzione primaria la tutela dell’esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini, la vigilanza sull’osservanza delle leggi, dei regolamenti e dei provvedimenti della pubblica autorità, la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, la prevenzione e repressione dei reati (…).

Come dire, ci sarà un motivo se gli appartenenti a questi due Comparti svolgono addestramenti, ricevono insegnamenti e si specializzano in settori profondamente diversi.

All’interno delle Forze di Polizia si studia e si applica il diritto penale, civile ed amministrativo, con la conoscenza e consapevolezza del significato di un fermo di PG, di un arresto, di un accompagnamento, di un’espulsione e questo a tutela e a garanzia dei diritti dei cittadini. Si imparano e si mettono in pratica tecniche di intervento in caso di furti, rapine, di sequestri e di attentati, ma anche di liti, risse, problemi con disadattati e violenti, tossicodipendenti, alcolisti, dissidi famigliari o riguardanti minori. Tutti fattori che non rientrano nel bagaglio professionale di un militare dell’esercito che ne ha altri, altrettanto importanti e complessi ma profondamente diversi nell’esecuzione e soprattutto nelle finalità.

Ancora, i poliziotti svolgono esercitazioni al tiro con le armi prevalentemente corte e a distanze caratteristiche per un confitto a fuoco nell’ordine di pochi metri, che si verifica nella quasi totalità dei casi cittadini. Usano spray, taser, getti d’acqua, scudi e lacrimogeni. I militari colpiscono con un proiettile esplosivo un barattolo a duecento metri di distanza e sanno lanciare una bomba a mano. Ma a cosa serve quando hai davanti a te un uomo armato fatto di crack o ubriaco?

Proseguendo, esiste una funzione importantissima svolta dalle forze di polizia, quella della prevenzione. Non è uno sfizio se i veicoli e le divise delle forze dell’ordine sono così identificabili e a volte addirittura sgargianti; non è per vezzosità che hanno i lampeggianti accecanti, ma esclusivamente per farsi vedere al meglio, perché, almeno fino a quando leggi scellerate non hanno tolto rispetto e tutela alle forze dell’ordine, farsi vedere era già una prevenzione.

Guardate i colori dei mezzi e delle divise militari. Verde, mimetico, proprio come il 90 per cento dell’ambiente trentino, verde come i cespugli e i prati di Piazza Dante; pure i fanali delle jeep sono ciechi, ottimi in guerra probabilmente. Ma questa mimetizzazione non paga in termine di prevenzione ed è pericolosa per chi opera nello stesso ambiente. Vi sono già stati incidenti, anche gravi a causa di questa invisibilità, poliziotti che aprono il fuoco contro i militari che li dovevano coadiuvare.

E veniamo a questo “aiuto” che i militari dovrebbero fornire alle Forze dell’ordine. Aiuto a fare cosa? Non certo in una attività di Polizia come ho cercato di chiarire. L’unico impiego utile dell’esercito e attuato in altre città metropolitane, è quello finalizzato alla vigilanza di obiettivi inanimati, quando li si deve proteggere da eventuali attentati ed attacchi. Ecco allora i militari a difesa di un Tribunale, di un deposito di esplosivi, di un Consolato, di un aeroporto, finanche all’abitazione a all’ufficio di una Autorità, con sacchi di sabbia e mitragliatori, elmetti di ferro e reti mimetiche. Aiuti preziosi che svincolano Poliziotti e Carabinieri che possono così essere impiegati in attività più specifiche, di prevenzione e repressione.

Ma a Trento, di obiettivi così purtroppo o per fortuna non ce ne sono. Ecco allora che la presenza di una camionetta dell’Esercito che ricordiamo deve essere comunque “scortata” da un equipaggio della Polizia o dei Carabinieri non ha nessun ritorno in termini di efficacia, perché i militari comunque, non possono svolgere quasi nessuna delle attività peculiari di una attività di polizia. (accertamenti alla banca dati delle forze di Polizia, accompagnamento per identificazione, ispezioni, perquisizioni …) e sarebbero ridotti a semplici comparse. Se poi qualcuno pensa che la semplice presenza di uomini in divisa intimorisca o incuta rispetto a certi personaggi, forse dovrebbe scendere dalla nuvoletta.

Troppo vituperate e spuntate a furia di interventi legislativi buonisti le “armi” delle forze dell’ordine. E la triste e imbarazzante situazione è oramai percepita e assimilata da chi, seppur cosciente di trovarsi in violazione di legge, sa che in fondo non ha nulla da perdere.

Le persone che bighellonano in Piazza Dante giorno e notte, che dormono sulle panchine, che fanno dei prati un water e dei cespugli un’alcova, che bevono e lasciano i rifiuti a terra, possono tuttalpiù essere sanzionati amministrativamente, nella migliore delle ipotesi essere denunciati penalmente se esibiscono i genitali ma la cosa finisce lì. La sanzione amministrativa non sarà pagata, e l’eventuale condanna (per nulla certa) a seguito della denuncia penale, sarà sospesa e comunque per la sua esiguità, mai scontata in carcere.

Queste persone sono italiane, o dell’Unione Europea o con regolare permesso di soggiorno o richiedenti asilo quindi, Legge alla mano, hanno il pieno diritto di stazionare dove più gli aggrada. Possiamo mandare mille poliziotti in piazza Dante (li avessimo) assieme a centomila soldati, ma la situazione non cambierebbe di una virgola.

Quelle dedite al piccolo spaccio, hanno ben capito che il possesso o la cessione di poche dosi non prevede, qualora provata, nemmeno l’arresto obbligatorio e che le eventuali condanne sono tanto lievi da non produrre nemmeno un periodo di detenzione. La cosa cambia di pochissimo quando gli attori anziché nostrani, o ospiti legittimati, sono invece illegalmente presenti sul territorio nazionale e ovviamente privi di documenti che attestino la loro cittadinanza.

Non illudiamoci quindi di risolvere la situazione esclusivamente con una attività di Polizia, almeno finché le regole rimarranno queste e fintanto che chi delinque, sa di non rischiare sostanzialmente nulla.

L’affiancamento dei “soldati” alle Forze di Polizia, se attuato, sarà un ingiusto prezzo che i cittadini dovranno pagare, in termini di ingombrante presenza militare, comunque innaturale in uno Stato democratico in tempo di pace.

Cittadini ingannati dall’illusione che solo così, d’ora in poi, potranno vivere serenamente la loro città.

Sergio Paoli

Ex poliziotto

Il Trentaquattresimo Trentino è l’autore de L’ORA DEL BACO.

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