QUARTA PUNTATA

Il naturista timido

Solitamente maschio, ma suppongo esista anche la versione femminile, ha spesso più di cinquant’anni. Vorrebbe tanto frequentare un campeggio naturista ma non ne ha il coraggio. Passa le vacanze in eterno pellegrinaggio tra le docce e la sua piazzola, che ha scelto adeguatamente lontana, coprendosi nel tragitto con un telo troppo corto annodato in vita, concedendo fugaci scorci non richiesti ai campeggiatori che incrocia per strada. Nei bagni degli uomini esce nudo dalla doccia, apparentemente disinvolto, per andare a recuperare con esasperante lentezza il bagno schiuma che ha volontariamente “dimenticato” nel beauty appeso fuori. Alla fine si concede una nuova passeggiata adamitica per recuperare il suo piccolo telo che ha strategicamente posizionato dalla parte opposta del locale. Se va alle docce con la moglie, veste un lungo e coprente accappatoio abbinato ad un telo di sei metri quadrati e si spoglia e riveste chiuso in cabina.

Famiglia con bambini. Tipo a

La famiglia con bambini tipologia a è rigorosamente italiana con figlio unico. Raramente i figli sono due. Da tre in poi si passa alla tipologia “famiglia con bambini tipo b” che affronteremo poi. Per loro la pargolanza è tutto! Sono lo scopo della vita sono l’obiettivo, il traguardo, l’impegno, l’ossigeno, il vanto, l’ostenzazione, la protezione. Il resto è noia. Anzi peggio, il resto non esiste. La loro piazzola è un parco giochi. Un coacervo di biciclette, palloni, secchielli, palette, rastrellini, gonfiabili, giochi di società, monopattini, racchette, automobiline a pedali, maxi puzzle, sedioline, tavolinetti e ombrellini.

La partenza per la spiaggia è un’impresa di portata biblica. Si parte alle sette che l’aria è più carica di iodio e si ritorna non più tardi delle nove e mezza che dopo il sole è troppo forte.

Papà e mamma trascinano due carrelli carichi di giochi che sembrano dei venditori da spiaggia, sui quali aggiungono ombrelloni, canotti, mini SUP, tenda pop-up quechua (che non riusciranno a ripiegare mai). Sopra, a cavalcioni, il figliolo vanto della loro vita già cosparso di triplo strato di crema protettiva numero cento. Il pargolo è così unto che ad ogni sobbalzo sguscia via come un’orata pronta per il forno cadendo e impanandosi di sabbia.

Il piccolo principe è iscritto a tutti i mini club, a tutti i giochi, a tutti i laboratori a tutte le cacce al tesoro ma i genitori di tipo a non li mollano mai. Non sono mai più distanti di tre metri. Salgono con loro sullo scivolo, spingono l’altalena, gli passano le matite colorate dopo avergliele disinfettate ed appuntite, gli puliscono il volto ogni mezz’ora, lo fanno bere ogni cinque minuti e chiedono se deve fare pipì ogni otto. Guardano con sospetto gli animatori mimando all’arrivo il gesto del “ti tengo d’occhio”, toccandosi gli occhi con due dita indirizzandole poi verso l’impaurita addetta alle piccole pesti. Intervengono a difesa dell’erede minacciando querele ad ogni minima discussione che si accende tra i piccoli per il possesso di un pennarello o per ottenere per primi un bicchiere di aranciata che comunque preventivamente assaggiano per scongiurare shock termici o picchi glicemici.

I genitori di tipo a parlano sempre sorridendo con voce soave usando termini banali farciti di diminutivi e vezzeggiativi che sembrano tanti Teletubbies ritardati. Il cibo è la pappa la cacca è la pupù, il cane è il baubau, un dolore è la bua, dormire è la nanna, l’altalena è il din-don, l’automobile è il brum-brum e gli altri bambini sono i Tati. Per il genitore di tipo a, il figlio si chiamerà sempre “amore” e sarà sempre “il mio bambino” almeno fino ai quarant’anni.

Famiglia con bambini di tipo b

Di solito hanno almeno due figli che vedono di sfuggita a colazione e alla sera per andare a letto. A volte i figli ritornano per pranzo ma se mangiano dagli amici è anche meglio. (continua…)


A BREVE LA QUINTA PUNTATA.

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