Siamo stati bambini e poi ragazzi anche noi. Ricordate come era frustrante essere piccoli, impacciati e incapaci di eseguire anche le operazioni più semplici? E poi i brufoli, la sudorazione eccessiva, le scarpe catalogate come armi chimiche; le angherie subite, le ginocchia sbucciate, i cuori infranti, i brutti voti a scuola, le delusioni. Ma noi avevamo un’arma segreta.

I bambini, i ragazzi d’oggi poveri loro, quell’arma segreta non ce l’hanno! Anzi, peggio: ce l’hanno contro. Quella che per noi è stata una fortuna, per loro si è trasformata in un ulteriore e ben più grande ostacolo: i genitori!

Con la differenza che i nostri facevano i genitori, lasciandoci sbagliare, capire e reagire. In sostanza lasciando che ci arrangiassimo.
I genitori d’oggi invece, sono delle opprimenti figure mutaforma, che di volta in volta assumono il ruolo di amici del cuore, confessori, insegnanti, dietologi, avvocati, motivatori, trainer, autisti, bancomat, stunt-man, procuratori e complici.

Io li ho visti, all’uscita delle scuole, col SUV, ma adesso va di moda anche il furgone nove posti anche se in famiglia sono in tre, acceso in terza fila ad avvelenare tutto il rione ad attendere il loro marmocchio; mica può farsi venti metri a piedi, poveretto, che poi mi va in affaticamento e mi va al corso di trombone tutto sfiatato.

Io li ho visti, alla partenza del pulmino che porterà il figlio cinque giorni in Austria, farsi spazio a spintoni tra gli altri bambini per caricare la valigia dell’eletto, grande quanto una Fiat Ritmo.

D’altronde, sono indispensabili almeno tre combinazioni giornaliere di outfit a colori complementari, due accappatoi, tre teli da mare – signora non c’è il mare in Austria! No se sa mai, mi dei todeschi no me fido! – ciabatte da piscina, quelle da camera, quelle da relax, pigiama corto pigiama lungo, una pashmina della mamma così la sera sente l’odore famigliare e un cellulare satellitare che se la maestra alza la voce possono chiamare direttamente l’avvocato.

Li ho visti, controllare dove il loro principino o principessa saranno seduti: no troppo dietro che gli fa male il pullman, non troppo davanti che in caso di incidente il rischio lesioni è superiore del 2,4 %, no a destra che è troppo vicino al ciglio della strada ma nemmeno troppo a sinistra che potrebbe esserci una collisione con gli altri mezzi. Vicino alla maestra ma non troppo, che la sua libertà di rutto e di mettere i piedi sui sedili è inviolabile, ma non troppo lontano che sennò me lo bullizzano. No vicino alla Maria che parla sempre, no a Mustafà che non parla mai, no a Piero che è vegano, ma nemmeno a Sigfrido che mangia panini con la pasta di lucanica e l’aglio.
Poi, soddisfatti ma non troppo, scendono e iniziano a fare ciao con la manina in direzione delle loro creature. Mezz’ora di ciao ciao anche se non si vede nulla perché i vetri sono oscurati. Ho visto una mamma mandare una serie interminabile di bacetti in direzione del figlio, senza accorgersi che dietro al vetro c’era invece l’insegnante di religione, don Tullio, che poi, turbato, non ha dormito più per tutti i cinque giorni di vacanza studio.
Poi, finalmente il torpedone parte ed è uno scroscio di applausi, braccia al cielo, una ola, cori e lacrime, auguri e complimenti. Complimenti per cosa poi? Qualcuno confessa che già il figlioletto gli manca, che seguirà la corriera almeno fino al Brennero e terrà tutti informati sulla chat della classe. Applausi a scena aperta.
A dire il vero ho visto anche una coppia portare il figlio indossando un cappellino di carta, una trombetta in bocca, un calice di mojito in mano e la valigia nel baule. In tasca un biglietto per due, direzione l’intramontabile Ibiza. Ma son sempre più rari.

Ma voi li avete visti, organizzare ricevimenti sontuosi per il diciottesimo compleanno dell’erede, che in confronto le nozze di Bezos sembrano quelle cantate da De Andrè in “Marcia Nuziale”? Come location almeno un castello, una chiesa sconsacrata o una nave. Decine di figuranti che coerentemente interpretano cavalieri, suore sexy o marinai. Inviti in pergamena di agnello albino con foto in rilevo del o della festeggiata, con inviolabili indicazioni sul dress code. Cibo sufficiente a sfamare tutta la popolazione del Burundi che sarà regolarmente buttato, schiuma party, spettacolo di cabaret, fuochi d’artificio, lustrini e accompagnamento musicale di un’orchestra romagnola di dodici elementi.
Tutto questo per aver compiuto 18 anni! Che non mi sembra un traguardo così ostico da raggiungere: basta star lì, fermi ad aspettare che arrivi. Ma l’entusiasmo dei genitori motivatori amici consolatori organizzatori e via dicendo non vuole sentir ragioni: è un traguardo e va festeggiato adeguatamente, sennò la creatura mi perde l’autostima!

E in occasione degli esami scolastici, li avete visti?
Meno male che quelli di seconda e quinta elementare (primaria, ok…) non ci sono più, ma i nostri mutaforma si rifanno con gli interessi a quelli di terza media. Si prendono una settimana di ferie e affiancano i figli nella preparazione, ripetendo per loro, interrogando, assumendo insegnanti supplementari e stilando tabelle coi tempi di lavoro. Per nutrire il cervello dell’esaminando, ne integrano adeguatamente la dieta con cibi ricchi di vitamina B, di omega3, di semi oleaginosi, cereali e tanto tanto fosforo che fa sempre bene. Una ragazzina il giorno dell’esame era così carica di fosforo che quando durante l’esame si è grattata la testa, ha preso fuoco come un cerino incenerendo tutta la commissione.

Poi, il giorno dell’esame, si presentano in classe per assistere allo straordinario evento e per scongiurare, non si sa mai, abusi o scorrettezze da parte degli insegnanti. Il figliolo – che in quel momento preferirebbe essere orfano – subisce impotente questa ingombrante e inopportuna presenza e di solito fa scena muta.
A promozione avvenuta, perché comunque alle scuole medie (secondarie ok…) non ti possono bocciare se sei ammesso agli esami, partono gli abbracci, i baci, gli applausi, i mazzi di fiori, il cellulare nuovo, la carta di credito, il motorino e le vacanze a Disneyland.
Siccome quella scena muta fa tanto preoccupare il genitore mutaforma, ecco pronto, per il povero ragazzo, un piano di sostegno che durerà per tutta l’incombente estate: incontri con lo psicologo, sedute con uno specialista del linguaggio, un corso di recitazione spontanea oltre ad un’infinita serie di lezioni integrative di tutte le materie.

Ma è all’esame di maturità che ho assistito a cose che mai avrei immaginato di vedere. Il fatidico giorno, fuori dalla scuola si accalcano nervosi padri, madri, nonni, zii, zii di secondo grado, amici e qualche comparsa pagata per l’occasione. La maturanda o il maturando, con un abbigliamento più adatto al Red Carpet di Venezia (per non dire al convegno delle escort disinibite) che al Liceo delle Sorelle della Beata Addolorata Vergine, vengono accolti all’uscita da un’ovazione da stadio che spesso sfocia in un tentativo di ola.
Dal fondo, lo zio venuto apposta da Borgo Santa Lucia con quaranta chilogrammi di fuochi d’artificio, fa partire uno spettacolo pirotecnico impressionante mentre dall’alto, un altro zio di Mezzocorona fa piovere fiumi di spumante Trento DOC da ottanta euro a sciabolata. Sul capo degli impotenti figli, il genitore posa una corona d’alloro poi si inginocchia a capo chino. Tutto l’evento è ripreso da un operatore che poi monterà un documentario di due ore che finirà sui social e a tutta la rubrica di mamma e papà.

Questi sono solo alcuni esempi di quello che i ragazzi subiscono da qualche anno a questa parte.

Che sfiga, bisogna ammetterlo.

Anni fa, allo Zecchino d’Oro si cantava “Le mamme imbiancano i bimbi crescono”. Oggi, le mamme, e anche i papà, non imbiancano più. Ma il problema vero è che per colpa loro i figli non riescono a crescere.


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