E’ di qualche giorno fa la notizia di un furto di lieve entità, commesso ai danni di un locale pubblico e ripreso per un’ora e mezza da una telecamera, tanto che le Forze dell’Ordine, a quanto pare, avrebbero potuto identificarne con certezza l’autore. Il gestore del locale però, in uno slancio pubblico di generosità dichiarava dalle pagine dei giornali: “prima di sporgere una denuncia ti diamo la possibilità di chiedere scusa; tempo fino a domattina altrimenti di conseguenza procediamo con la denuncia.” Qui uno degli l’articoli

Il perentorio ultimatum è scaduto, il ladro non si è scusato né ha restituito il maltolto, ma il gestore, nuovamente pervaso da un pubblico gesto di misericordia, ritorna agli onori della cronaca dichiarando: “Scelgo di non denunciarlo:lo rovinerei!” Ora, la cosa potrebbe finire qui. Si potrebbe chiosare sulla necessità di tanta enfasi per esaltare un comportamento che, se ispirato dai precetti Cristiani, pecca della prevista riservatezza 1 , ma rischierei di entrare, sbagliando, in una sfera personale e umanamente insindacabile.  Quello che stride, nella prosecuzione dell’articolo, è la decisamente più laica e pontificale conclusione a cui si giunge, dopo aver rilevato che la situazione a Rovereto “è cambiata in peggio”.

Nell’articolo emerge la candida convinzione che questa magnanima impunità sarà benefica per la coscienza del ladro e dei suoi colleghi, non serve rivolgersi ai Tribunali; peccato poi si auspichi, per certi comportamenti, cito testualmente: “un castigo esemplare come potrebbero essere i lavori socialmente utili, la pulizia dei giardini ecc.ecc.”.

Ma da chi dovrebbero essere comminati tali castighi, se si decide di non rivolgersi alle Autorità competenti ad emettere tale misura, che val la pena di ricordare, esiste già? 2

Decidiamoci: o perdoniamo e accettiamo che il mondo “cambi ancora di più in peggio”  o ci diamo da fare per farne un posto migliore, nel rispetto delle regole, elemento fondamentale di qualsiasi Società.

Il rischio, a mio parere, è che si tenda a considerare “normali” e quindi inevitabili, i comportamenti come questo, che sono a tutti gli effetti delle violenze alla proprietà altrui, preferendo, al magari lento ma  giusto percorso della Giustizia, un effimero baluginare mediatico.

“Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro… quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te… e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

Decreto 26 marzo 2001 – Norme per la determinazione delle modalità di svolgimento del lavoro di pubblica utilità applicato in base all’art. 54, c. 6 del d.lgs. 274/2000

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