Dalle memorie del Trentaquattresimo Trentino

In quei tempi il Trentaquattresimo Trentino meditava inquieto ai piedi della Marzola, alla ricerca di una maniera di soddisfare la sua bramosia di fare del bene. In quella terra di gente di montagna, dedita per natura all’altruismo, tanto che anni dopo si sarebbe onorata del titolo di “Capitale Europea del Volontariato”, non era facile trovare un obiettivo sul quale rivolgere il proprio altruismo.

Poi, improvvisamente l’illuminazione: l’Orso.

Povero Orso, che stai in Slovenia da solo, in mezzo ai boschi inaccessibili all’uomo cercatore di funghi, proibitivi ai passeggiatori medi da infradito, alle prese con quella lingua difficile, in quella terra fredda senza pomari. Saranno i Trentini la tua salvezza!

E allora il sogno, opportunamente accolto dalle autorità locali, si concretizza: ecco arrivare coppie feconde di orsetti a popolare le nostre montagne. E siccome il Trentino è popolato da gente ospitale al massimo, all’orso fu pure concessa la residenza. A Malè si registra il primo “ivi residente” che la sera lo trovi per le strade a fare due chiacchiere col Maresciallo dei Carabinieri in ronda notturna. Una volta Ferdi, noto “barflay”, che come una mosca staziona al bancone del bar finché non lo buttano fuori a notte fonda, l’ha incontrato e l’ha fatto salire sulla sua Skoda. Tra una chiacchiera e l’altra, non so chi guidasse, sono finiti a Ponte di Legno alla Tana dell’Orso, uno convinto di andare al ristorante e l’altro certo di tornare a casa.

Ma non poteva bastare. Dopo gli orsi chi poteva essere oggetto del nostrano altruismo tridentino?

Ideona: il cinghiale!

Nelle altre parti d’Italia, tipo in Toscana e in Piemonte, poveretto, il cinghiale c’è da sempre e viene anche cacciato e, orrore, mangiato. Da noi si sono avvistati i primi esemplari il decennio scorso. Adottiamolo, fu il primo pensiero. Non è servito nemmeno introdurlo, è arrivato da solo e lo abbiamo subito dichiarato specie protetta.

In Maremma il cinghiale viene servito con le pappardelle sotto forma di ragù, ma il Trentino, che si distingue sempre, va oltre. Lo invita direttamente a cena! E ha un appetito che te lo raccomando. Quando si sente parlare di cinghiali che ribaltano i bidoni delle immondizie, non è mica perché vanno a cercare cibo. No, il simpatico suide, una volta rimpinzatosi di tortel di patate, di canederli, qualche bicchiere di Teroldego e “per il viaggio” un paio di grappette, riscontra qualche difficoltà a tornarsene a casa. L’alcol non lo regge. Un po’ come zio Toni, che quando viene a cena da noi, fatica a ripartire con l’ape e solitamente tira giù qualche bidone oltre a molti Santi.

Non è improbabile trovare al mattino, sulle panchine dei paesini trentini, uno zio che dorme abbracciato a un cinghiale per farsela passare.

Se vi accade, non toccateli, non svegliateli e magari, mettetegli addosso una copertina.


Il Trentaquattresimo Trentino è l’autore de L’ORA DEL BACO.

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