Scrissi queste righe nel 2015, in occasione dell’ultima giornata di servizio di Michele Leuci, poliziotto della Volante della Polizia di Stato di Trento.
Solo cinque anni dopo, Don Michele concluse la sua esperienza terrena.
Ho pensato di ricordarlo così, per com’era. 

Microscopici frammenti di cenere di sigaretta ad imperlare il manto della Pantera.
A bordo, col finestrino abbassato, Don Miché, il signore della Volante.
Ci ha messi tutti in fila Michele, ci ha fatto guidare la Volante fin da piccolini (lui no, lui non l’ha guidata mai, un signore anche in questo), ci ha canzonato, cazziato e spronato con quella voce roca di mille sigarette.
Guidavamo attenti, un occhio alla strada e uno alla sua espressione, imperturbabile, alla ricerca di un suo cenno di compiacimento.
Ci ha fatto respirare l’odore della sua eterna MS stretta tra le labbra e ci ha fatti diventare un po’ più grandi, un po’ più sbirri, un po’ più uomini.

Frequentavamo incerti le superiori a Trento, quando alla Polizia si gridava «via via!», più per spirito di emulazione che per convinzione e lui, nella sua divisa, c’era.
Austero e impeccabile, elegante, ai margini dei cortei o alla fermata della corriera, a fianco della Volante che una recente mutazione aveva trasformato da verde a bianco-azzurro.
Ci osservava tranquillo don Miché, mentre noi affollavamo il parco Santa Chiara o i biliardi del Vicenza con le nostre borse a tracolla, perché così si usava.
Ci passava in rassegna ad uno ad uno, con lo sguardo profondo da uomo del Sud, finché qualcuno sentiva qualcosa muoversi sotto quello sguardo, vedeva qualcosa di più in quella divisa.
Sembrava dicesse «sarai tu, ti aspetto alla prova» e per tanti di noi quella prova c’è stata davvero, qualche anno dopo, su quella stessa Volante bianco azzurra.
 
Oggi Michele sta indossando per l’ultima volta la divisa, forse avrà anche smesso di fumare, ma nei nostri pensieri, quei frammenti di cenere sul manto della Pantera, continueranno a ricordarci don Miché, il signore della Volante.
 
 


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