Norme uguali per tutti… gli altri

Lei, magistrato, fermato ai controlli mentre andava in Chiesa

Rispettosa, ma non troppo, risposta alla pubblica geremiade di un credente  ai tempi del Coronavirus.

E’ purtroppo comune l’attitudine di chi, limitato in qualsivoglia azione da una norma di Legge, si arrabatta per trovare una scappatoia che gli permetta di eluderla. Non importa la motivazione o l’obiettivo auspicato dal provvedimento, quel che conta è sentirsi al di sopra dei cittadini, ordinari e fessacchiotti che le regole, bontà loro, le rispettano. Non ho elaborato questa convinzione attingendo da chissà quali studi socio-psicologici, ma dalla più concreta esperienza diretta accumulata in trentacinque anni di servizio tra la gente, indossando la divisa della Polizia di Stato. Quante arrampicate verbali ho sentito per giustificare il mancato uso della semplice cintura di sicurezza o per motivare l’utilizzo di un cellulare o di un bambino trasportato senza seggiolino. Quanta verve oratoria per arringare, ispirati alla Perry Mason che “ho capito Agente che la strada è chiusa perché gli artificieri stanno disinnescando un possibile ordigno, ma io devo passare perché il mio cane fa sempre la pipì su questa strada e non vorrà mica che gli si infiammi la vescica! Poi sì che ci vedremo in Tribunale.”  Piccoli aneddoti lavorativi che ricordo con un sorriso.

woman wearing grey hijab
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Non mi fa per nulla sorridere invece l’ampollosa presa di posizione di un Magistrato (e lo scrivo, per il rispetto che porto all’Istituzione, con la maiuscola) che dalle pagine nientemeno che dell’Avvenire, pontifica con spocchiosità l’increscioso episodio che l’ha visto, in tempi di quarantena, udite udite, addirittura fermato da una pattuglia di poliziotti mentre si apprestava ad andare in Chiesa. Questo il titolo: “Io, magistrato, fermato ai controlli mentre andavo in Chiesa” . Sacripante, ma dove siamo finiti, aggiungerei io. Firmando la filippica come Magistrato (omettendo il nome) e ribadendo il suo ruolo nella lettera, leziosità che ricorda i tempi del “lei non sa chi sono io”, dipinge una macchietta degli Agenti che “strabuzzano gli occhi e rimangono basiti” davanti alla sua certamente impeccabile autocertificazione. Nella Sua romanzesca esposizione, il Poliziotto diventa poi “il nostro” quindi “zelante” e pure “il mio controllore” tutte asserzioni volte a evidenziare la negatività dei termini. Fin scoraggiante l’accusa di “piglio inquisitorio”, detta da un Giudice, che si mitiga in quello di “bravo poliziotto” solo grazie alle parole ispirate e taumaturgiche del nostro eminente Magistrato.

Voglio dire solo poche parole al nostro lamentoso togato:

“ Mi duole che davanti ad un Poliziotto, abbia avuto “la sensazione di essere osservato quasi fossi un pericoloso criminale”; forse la consolerà sapere che succede molte ma molte più volte a ruoli invertiti, nel disinteresse totale. Ma forse, da Magistrato questo lo sapeva.

La Sua eminente coscienza avrà sicuramente elaborato un personale autoconvincimento ( in fondo è il Suo mestiere) di quanto sia davvero necessario, in questi giorni, “pregare dinanzi al Tabernacolo” per essere davvero davanti a Gesù, poi faccia come crede, senza ironizzare su chi svolge un lavoro così importante in questo momento storico.

Una cosa però dovrebbe farla riflettere: i Cattolici in Italia sono circa 45 milioni, tutti uguali a Lei e con motivazioni, se lo consente, altrettanto rispettabili come la Sua.

Con rispetto “

Furto al centro sociale Bruno di Trento. Così i poveri recuperano le ricchezze estorte dal sistema

wpid-img-20150126-wa0000.jpgSebbene i militanti si siano a lungo interrogati sull’opportunità di fare uscire la notizia per non essere strumentalizzati, poi l’hanno fatto… insomma quando è troppo è troppo. Denunciano che  “ignoti sono entrati al Centro sociale Bruno a Trento sfondando una finestra al secondo piano e portandosi via gran parte dell’attrezzatura…” si legge sul web. Poi, “… il danno arrecatoci è quantificabile in circa 6.000 euro e la gravità non risiede solo nel danno economico subito ma nel fatto che sia stato violato uno spazio sociale autogestito.”
Improvvisamente per questi signori il violare gli spazi altrui è diventata una azione grave. Spero che tale affermazione venga ricordata in futuro…
Comunque si tratta di un furto, che magari sfuggirà, grazie a qualche aggravante, alla mannaia delle depenalizzazioni, quindi via con le indagini come nel 2007, quando, dopo un analogo episodio la Polizia recuperò la refurtiva restituendola al centro sociale.
Insomma, secondo questa campana, denuncia o non denuncia, corre l’obbligo di risalire agli autori di un tal grave gesto.
Stessa campana, suonata invece da un novello professore universitario ed ex attivista di analoghe congregazioni, tal Francesco Caruso, gesti come questi vanno giustificati, perché se i ladri rubano, la colpa è delle diseguaglianze create dai ricchi e le rapine sono un metodo violento che i poveri hanno per recuperare la ricchezza loro estorta…
Insomma che li prendiamo o no, scontenteremo sempre qualcuno.
E’ un duro mestiere il nostro…