Finita la raccolta delle ciliegie, i più fortunati andavano una settimana al mare. Io ero uno di questi.

Partenza sulla Mini Minor MK2 bordeaux, da Susà di Pergine alle cinque del mattino, perché la tabella di avvicinamento modello Furio di Carlo Verdone prevedeva di lasciarci alle spalle i laboriosi paesi veneti prima delle sette. A Borgo Valsugana già avevo il mal d’auto. A Grigno fermata per i miei conati di vomito, così la mamma mi dava mezza pastiglia di Valontan, rimedio miracoloso per il mal d’auto che però ha effetto dopo due ore dall’assunzione. In pratica stavo male per tutto il viaggio, poi una volta arrivato al mare entravo in catalessi per due giorni.

Il viaggio era comunque magico. La Statale 47 allora attraversava, tra curve, semafori e passaggi a livello, un po’ tutti i paesi della Valsugana: Levico, Borgo, Castelnuovo, Strigno fino a Martincelli, l’ultimo paese del Trentino. Superato il cartello con la scritta Trentino Alto Adige sbarrata di rosso, mi sentivo come un esploratore col mal d’auto, alle porte dell’ignoto.

Il viaggio si arricchiva di un momento mistico a Cismon del Grappa dove rallentando un pò, ci facevamo il segno della Croce per ricordare i quattro Susodri operai-soldati, morti nel 44 sotto le bombe alleate.

MIni MInor MK2 del Marino

Puntualmente, a Bassano, sopra il rombo del motore si levava manzoniana la voce della mamma (*) :
– Salutate le montagne bambini.
Era il momento, dopo quello politico di Martincelli, del passaggio fisico di Bassano. Alle spalle i monti e davanti la pianura. Di lì a poco avremmo perso la rassicurante e benevola protezione verticale attorno a noi, a vantaggio però di uno smisurato aumento di quantità di cielo sopra le nostre teste. Mi giravo più volte per assaporare quel momento di passaggio tra i monti e il mare, perché, pensavo se non c’erano più montagne, di lì a poco doveva per forza esserci il mare. E questo bastava a farmi star meglio.


Ma non erano solo i bambini a risentire di questa nuova condizione. Anche i papà, che normalmente guidavano orientandosi con le montagne e le valli, perdevano sicurezza. In Trentino, se imbocchi una valle, hai poche opzioni a disposizione. O sali o scendi, al limite ti inerpichi su uno dei versanti e se devi cambiare valle devi arrivare fino alla fine della precedente. Ma in pianura, le possibilità di direzione tendono all’infinito e questo, per un Trentino è destabilizzante. I navigatori satellitari ancora non c’erano, gli stradari sì, ma avrebbero dovuto essere interpretati dalle mamme, con sicure discussioni coniugali, quindi bisognava cambiare strategia. I più puristi cercavano di orientarsi col sole. Jesolo rispetto a Trento si trova a sud-est quindi al mattino bastava tenere il sole un pò a sinistra e poi via via sempre più di fronte, ma nelle giornate nuvolose o col buio, questa strategia tendeva ad essere piuttosto frustrante. Allora bisognava affidarsi ai cartelli stradali. Un disastro. Io credo, e vorrei aprire un sondaggio in merito, che nessuno di voi che guidavate senza Google Maps, abbia mai fatto per due volte la stessa strada per arrivare a Jesolo. Ogni volta paesi diversi coi nomi sconosciuti, stradine ignote, sensi unici, rotatorie, deviazioni, strade bianche… Ore e ore a vagare nell’assolata pianura veneta alla ricerca della giusta via. Ho sempre avuto il sospetto, che i vicini veneti, per via di questioni mai risolte, tipo i confini della Marmolada, la PIRUBI o Valdastico, l’annessione di Lamon o di Cortina, per dispetto, di notte scambiassero i cartelli stradali dopo Bassano, consci della nostra difficoltà ad orientarci senza montagne. Me li immaginavo, là, dietro alle finestre a sogghignare vedendo la nostra Mini Minor bordeaux girare senza meta tra Treviso e Venezia.
Alla fine però, dopo alcune colorite imprecazioni di papà prontamente censurate da mamma, la cocciutaggine trentina aveva la meglio. Improvvisamente il panorama cambiava ancora e imboccavamo quel lunghissimo vialone tutto diritto ( altro elemento sconosciuto alle nostre latitudini) da Portegrandi a Caposile.

Una delle Case Coloniche

Da una parte il fiume Sile e la Laguna, dall’altra, distese di campi coltivati che mi pareva impossibile li avessero fatti così piani ma soprattutto il susseguirsi delle case coloniche di mattoni rossi, alcune diroccate, e tutte con un nome: Ca’ Redenta, Cà Fertile, Cà Feconda, Cà Florida, Cà Favorita, Cà Vittoria, Cà Romagna. Tutti assieme giocavamo a chi avrebbe indovinato il nome della prossima…

Fine prima parte

Qui la seconda parte

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(*)Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo… I Promessi Sposi- L’addio ai monti di Lucia.

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